A decisão do Supremo Tribunal Federal (STF) do dia 8 não poderia ser diferente. A Corte não estava julgando mais o caso Battisti, mas o recurso do Governo Italiano à decisão de Lula. Nesse sentido, havendo a autorização do STF para extraditar (ocorrida em 2009), a decisão final de fazê-lo é do Presidente da República.

O único responsável por essa revoltante situação foi o então Presidente, Luís Inácio Lula da Silva, que decidiu acolher um criminoso condenado pela Justiça italiana por quatro homicídios com requintes de crueldade. A decisão foi política, motivada, entre outras coisas, pela simpatia ideológica a um terrorista que militava em organização de esquerda, um “companheiro de luta internacional”. “Proletários do mundo, uni-vos”, não é isso? Proletários, sei…

Não costumo comentar questões domésticas, mas não poderia deixar passar essa… O caso Battisti deve ser motivo de vergonha para o Brasil e para os brasileiros perante a comunidade internacional (eu, ao menos, estou envergonhado). Mostramos que somos um país que acolhe criminosos, e uma imagem como essa é difícil de se perder. Realmente, se Bin Laden soubesse mais do Brasil, não teria ficado todos aqueles anos na caverna…

Obrigado, Presidente Lula, por mostrar ao mundo, no canto do cisne de seu Governo de imbróglios na Política Externa, que o Brasil é o país da impunidade.

Corriere Della Sera, 9/6/2011

Il popolo della Rete: bisognava cacciare quel bandito

BRASILIA – «Se Bin Laden l’ avesse saputo, non avrebbe passato tutti quegli anni nelle grotte… Siamo un Paese da barzelletta, che dà asilo a tutti». «Viva il Brasile, abbasso le pretese egemoniche dei gringos. Battisti libero!». È stata una catena di favorevoli e contrari, indignati (come Paulo Ferreira, che prima della decisione finale scriveva: «È ora di rimandare questo bandito in Italia!») ed esultanti, quella che ha invaso ieri pomeriggio (ora locale) i siti (in primo luogo quelli dei media più influenti del Paese, da Estado de Sao Paulo alla Folha) e i social network sul caso Battisti. Grazie soprattutto a una buona istituzione brasiliana: tutti i processi che arrivano al Supremo Tribunal, l’ Alta corte federale, vengono trasmessi in diretta tv su Tv Justiça, su un canale radio pubblico oltre che sul Web. Il canale è frequentato non solo dagli addetti ai lavori o dagli studenti di giurisprudenza, e ha guadagnato in questi anni un discreto pubblico di cittadini ben informati, che da qui possono seguire le grandi questioni nazionali che arrivano all’ istanza più alta: l’ aborto, le unioni gay, i processi di corruzione contro i politici, fino a un caso unico, ma assai popolare come l’ estradizione di Cesare Battisti. I giudici del Supremo, di nomina presidenziale, sono quindi volti noti e popolari in Brasile. La tv ne mette a nudo la retorica, l’ ideologia di fondo ma anche le abitudini, l’ ironia e le idiosincrasie. I testi dei pareri dei giudici finiscono poi sui rispettivi siti Internet. Un esempio di trasparenza che non farebbe male a Paesi dove sessioni importanti sono avvolte dal mistero e oggetto di speculazioni da parte dei politici e dei media. Le reazioni a caldo mostrano come l’ appoggio offerto dal governo Lula a Battisti susciti più indignazione che consensi. Gran parte dei commenti bollano la scelta come «ideologica», in riferimento alle origini radicali della sinistra oggi al potere, o frutto di ignoranza, perché si interpreta in maniera romantica il terrorismo che insanguinò l’ Italia. Il blog di Reinaldo Azevedo, noto columnist di destra, ha seguito il processo minuto per minuto, ricevendo centinaia di commenti. «Battisti: la sovranità nazionale adesso è sinonima di arbitrio», ha scritto Azevedo tre minuti dopo il voto che ha respinto il ricorso italiano. 

http://archiviostorico.corriere.it/2011/giugno/09/popolo_della_Rete_bisognava_cacciare_co_8_110609036.shtml

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